mercoledì 27 dicembre 2017

Inter vs Milan 2

Appena arrivati in reparto ieri abbiamo ritrovato Roberto, il nostro compagno di stanza, lui è rientrato la sera stessa con forti dolori e perché vomitava sangue.
Sono convinta che siano stati troppo frettolosi nel dimetterci prima di Natale.
Il reparto era incasinatissimo per le ferie degli infermieri, se non le facevano le perdevano, durante l'anno non le hanno fatte o non gliele hanno fatte fare... chi lo sa... dicono che è così ogni anno, ma ogni anno è Natale, mi dico... dovrebbero essere pronti! intanto chi ci rimette sono i pazienti.

Per tutto il giorno Alessandro ha avuto dolori, non ci hanno detto niente delle radiografie di ieri, non sappiamo niente della causa del vomito.
Alessandro è a digiuno da ieri, stamattina e a pranzo solo un po' di tè.

Siamo scesi a fare l'ecografia all'addome, l'attesa è stata lunga e Alessandro soffriva molto. Gli ho sistemato il suo cuscino dietro la schiena sulla carrozzina, ma non trovava la posizione giusta. Una coperta di pile sulle spalle e una sulle gambe. Si alzava e facevamo due passi, si appoggiava al muro, si sedeva sulle sedie della sala d'aspetto, prima senza cuscino, poi col cuscino, poi senza cuscino, poi tornava sulla carrozzina, poi altri due passi.
"Scusa mamma, lo so che ti faccio tribolare".
"Non preoccuparti tesoro, mi spiace che stai così male."
Gli accarezzo il viso, i capelli, gli massaggio il collo...

Avevamo tre persone davanti ma andava per le lunghe, e lui soffriva. I tre dopo di noi erano preoccupati per lui. Se fossero stati avanti ci avrebbero ceduto il posto, quelli davanti a noi no... non ci hanno pensato.
Cercavo di tenerlo buono come potevo, voleva tornare in camera, stendersi.
Non si è mai lamentato fino ad ora, ma oggi non ce la faceva più.
Sul muro gli ho fatto leggere un cartello scritto dagli infermieri:


Ad un certo punto ha avuto nausea, mi chiede il secchio... ma dove lo trovo nella sala d'aspetto dell'ambulatorio? C'è solo un piccolo lavandino, e già mi chiedo cosa ci faccia lì.
"Se hai bisogno ti alzi e vomiti nel lavandino."
"No mamma, dammi il secchio."
"Quale secchio?", vaneggia?, sempre colpa dell'anestesia...
"Mamma, il secchio, quello lì."
Me lo indica, è il cestino della spazzatura.
Glielo metto in braccio e si tranquillizza.


Quando finalmente ci hanno fatto entrare e si è steso sul lettino ha iniziato a stare un po' meglio, ad avvertire meno dolore.
Il medico muoveva la sonda sul fianco destro:
"Il fegato è a posto. C'è un piccolo versamento di circa un centimetro e mezzo."
Si è spostato sul fianco sinistro:
"La milza è nella norma".


Andava su e giù per l'addome, dove poteva in mezzo ai cerotti che coprono i vari tagli. Si fermava, toglieva i cerotti e metteva degli adesivi trasparenti. Spalmava il gel e ripassava la sonda. Ripetutamente.
Niente. Non si vedeva niente.
"Qui è tutto pieno d'aria, non si vede niente, valuterà il chirurgo".
Mi sono un po' spaventata... chirurgo... taglia... di nuovo.
Visto come è fortunato di sicuro devono intervenire di nuovo, è uscito qualcosa...

Siamo tornati in camera, nessuno in vista. La camera è in fondo al corridoio, fuori dal passaggio tra infermeria, cucina, bancone accoglienza... si sono dimenticati di noi.

Nel pomeriggio è arrivato Ivan, non ha vomitato la minestrina che gli hanno dato, o almeno quel poco che ha mangiato, Ivan gli fa prendere le pastiglie in piedi e lo costringe a camminare, ma Alessandro ha dolore e vorrebbe stendersi.
E' tornata la febbre, gli hanno attaccato una flebo con l'antibiotico. Ma quanti antibiotici gli hanno fatto in queste settimane? Così tanti neanche in tutta la sua vita. Ho avuto un figlio sano io.

Quante volte in queste settimane me lo sono ripetuto? Nella mia vita ho avuto tanti problemi, ho fatto errori,  ma avevo fatto due figli belli, sani e intelligenti. Me lo sono detto tante volte quando li guardavo. Ero fortunata. Ero.
Perché non è vero che ho fatto due figli sani.
Se Alessandro si è ammalato, se ha la rettocolite ulcerosa è colpa mia, mia e di Ivan messi insieme. Sono stati i nostri geni mischiati.
Io non volevo fare un figlio per dargli tutta questa sofferenza.

E' arrivata sera, e io ho ripreso il mio posto vicino ad Alessandro, che non sapeva più dove stare...
Due passi, poi si stendeva sul letto, poi voleva stare in poltrona...

Verso le nove è passato Roberto a chiamarlo:
"Dai vieni! C'è la partita. Inter-Milan".

L'ho convinto ad andare in sala Tv.
Si è sistemato sulla poltrona a rotelle, poi sono andata a prendergli il cuscino perché stava scomodo, poi ha voluto tornare a letto.
Si è steso venti secondi e ha voluto tornare alla partita.
Si è messo sulla poltrona di nuovo ma non si poteva reclinare, sono andata a prendere quella che uso la notte. Gli ho alzato i piedi. Sono andata a prendergli la coperta.
Siamo tornati  a letto, io spingendo la poltrona.

Nel frattempo Roberto, interista (pure lui come Riccardo, due compagni di stanza, due interisti), si lamentava della scarsità di gioco della sua squadra.
ogni tanto altri due pazienti andavano e venivano per vedere a che punto stava il risultato, interisti pure loro...

Siamo tornati di nuovo in sala Tv, Alessandro si è seduto sul divanetto, poi ha cercato di sdraiarsi, abbiamo assistito al gol del Milan... ma Alessandro non ha forze per esultare. Il dolore non gli dà pace.

Mentre stavamo tornando per l'ennesima volta in camera barcolla, lo sostengo e vomita... fa la strada dal corridoio alla camera... si sporca il pigiama.
Dal fondo del corridoio una Os mi ha visto ed è venuta a pulire, gettando in terra delle lenzuola pulite.
Io l'ho accompagnato in bagno per ripulirlo e cambiarlo prima di metterlo a letto.
Un'altra cena andata, vitamine e calcio...
E prepariamoci ad un'altra bella notte...

martedì 26 dicembre 2017

Prego tutto il giorno

Pensavo di dormire, visto che c'era Ivan con Alessandro...
Mi sono alzata all'una e sono andata a controllare, Ivan stava uscendo dal letto di Alessandro per entrare nell'altro.

Alle 2.41 mi è suonato il telefono: Alessandro.
Dalla stanza accanto.

L'ho accompagnato in bagno, ha avuto ancora incubi.
Il sacchetto è sempre quasi vuoto... ma non mangia niente da un giorno e mezzo, di cosa si deve riempire?
L'ho sorretto fino in camera, è tornato a letto.
Gli ho dato un bacio e sono tornata a dormire.

Alle 3.14 è suonato il telefono: Alessandro.
Sono tornata da lui, non riusciva a dormire, se chiudeva gli occhi vedeva brutte cose. Sono entrata un po' con lui, poi quando ha creduto di stare meglio mi ha detto di tornare a dormire nella mia camera.

Alle 7.15 è suonato di nuovo il telefono: è sempre Alessandro.

Ma Ivan cos'è rimasto a fare se poi mi sono dovuta alzare io? Lui intanto dormiva tranquillo...

L'ho riaccompagnato in bagno, il retto c'è ancora e anche due centimetri di colon, è per questo che dobbiamo fare la peretta di Mesalazina, c'è ancora del sangue e muco, e qualche volta si sporca ancora, ma niente a che vedere con prima dell'intervento... ma lo stesso io non sono tranquilla!
Preferisco quando chiedo e mi dice che non c'è nulla...

E' tornato ancora un po'  a letto.

Poco più tardi ci siamo alzati tutti, gli ho preparato il tè con le fette e la marmellata, le pastiglie.
Ha vomitato tutto.

Ho telefonato in reparto e mi hanno risposto di portarlo giù, ho preparato la borsa con i  cambi, i guanti, l'acqua, il tè... e con Ivan siamo tornati in ospedale.
Piovigginava.

Siamo rimasti qualche ora nell'ambulatorio del reparto, non c'era nemmeno un letto disponibile, ed il rischio era di finire in seconda chirurgia, che non ha una buona fama... ma non ci hanno fatto passare dal Pronto Soccorso e ci hanno tenuti qui.
Poi ci hanno mandato a fare le lastre al torace (il foro nel polmone è sempre lì) e all'addome.
Alessandro si lamenta per il mal di pancia, va e viene a tratti.

Quando finalmente hanno spostato una signora abbiamo avuto una camera tutta per noi...
"Dillo Ale che sei tornato perché volevi la suite!"

Roberto è arrivato con i cuscini, le coperte di pile, le mie ciabatte... a casa ha incontrato mia mamma, che piangeva: povero il suo Ale e povera figlia sua, chissà cosa deve sopportare.
Mi spiace che debba patire così tanto... in queste settimane ho cercato di farla reagire, ma lei piange... è pessimista: chel gnaro le el ve piö  fò (quel ragazzo lì non esce più), quante volte lo ha ripetuto?
Quanto ha pianto mentre lavava mutande e  pigiami pieni di sangue?, mentre gli preparava i cambi puliti?

Io mi sono rassegnata a dormire di nuovo in poltrona. Ora la stanza è grande e non do fastidio, gli hanno attaccato la flebo a sinistra e io mi accomodo a destra.
Ho chiuso la porta e spento la luce.

"Io mamma prego tutto il giorno" e guarda in su verso il Crocifisso appeso sopra la porta.
Comincio a pregare anch'io ma so già che mi addormenterò presto.
Sono stanchissima.
Ormai da settimane sono stanca.
E devo essere pronta per quando mi sveglierà per qualcosa.




lunedì 25 dicembre 2017

Ho paura di non farcela

Come ogni Natale è tradizione che la colazione la prepari mio papà: lo zabaione con i biscotti.
Ci aspettavano per le nove, purtroppo però dopo la colazione con tè e fette biscottate  con la marmellata, al momento di prendere tutte le pastiglie, Alessandro ha vomitato di nuovo.
Ho cercato di convincerlo che era solo un fattore di testa, che le medicine le deve prendere... ma intanto se ne sono andate... anche stamattina.
Ha saltato la dose di ieri sera e tutte quelle di stamattina, cortisone, vitamine, calcio, potassio, antibiotico,  gastroprotettore...

Siamo saliti e io ho bevuto lo zabaione che mi ricorda la mia infanzia, le merende in montagna quando la zia Margherita ce lo preparava con i Savoiardi o i Pavesini.

Alessandro si è messo sul divano, poi in poltrona vicino alla stufa a legno, è pelle e ossa e ha sempre freddo, nonostante le tre maglie.

Abbiamo pranzato, per lui pasta al tonno, la sua preferita, ne ha mangiata due cucchiaiate, le bistecchine (carpaccio girato e voltato in padella), ha fatto due giri intorno al tavolo e si è rimesso sul divano a guardare un film con Greta.
Sono arrivati mio cugino e la sua famiglia... un po' di casino...
Alessandro era sempre sul divano.

A metà pomeriggio io e Roby siamo scesi a casa per fare un riposino, finalmente.
Eravamo in casa giusto da due minuti quando è scesa mia mamma a chiamarmi: Alessandro ha vomitato tutto.

Di nuovo. Anche la vitamina e il calcio del dopo pranzo.

E' arrivato Ivan, si ferma anche a dormire, magari Alessandro sarà più tranquillo, con il papà nel letto accanto.
Prima di cena mentre guardavano un film in camera Alessandro si è addormentato e finalmente ha riposato un paio d'ore filate.
Quante settimane sono che non dorme più di tre ore a notte?

Abbiamo cenato, per Alessandro la sua minestrina, sembrava tranquillo, ma poco dopo, nell'ingoiare una pastiglia, ha vomitato di nuovo tutto.

Tutto quel poco che ha mangiato, tutte le pastiglie. E' senza terapia da ieri a mezzogiorno. Senza cibo da ieri a mezzogiorno.

L'ho accompagnato in bagno a controllare il sacchetto, è ancora quasi vuoto, in tutto il giorno non ha prodotto nulla... ma cosa ci vogliamo trovare? Non ha mangiato niente da ieri...
Procedo con la medicazione, la peretta, l'iniezione di Eparina.

"Mamma, ho paura di non farcela."
"Ma no tesoro, stai tranquillo, sarà l'influenza... Domani vedrai che mangi e prendi le pastiglie senza problema. Stai tranquillo tesoro".
Ma io ho di nuovo paura.
Paura che nonostante tutto ci sfugga di mano... La sua vitina è troppo piccola, sulla schiena ci sono solo ossa, quel braccino in cui infilo l'ago è solo pelle, il sedere non ce l'ha più... e le sue gambe muscolose? Quelle che al mare nascondeva sotto il costume lungo nonostante fossero perfette?

Ivan si è infilato a letto con lui, anche a lui chiede:
"Mi abbracci? Mi dai un bacio?"
E io spiego a questo omone con due pile, un po' di barba, un po' impacciato, che gli abbracci rilasciano tranquillità...
Li ho lasciati così.

Mi abbracci?

Oggi è Natale.
Uno strano Natale perché non ho avuto tempo e modo di cercare regali per nessuno, le uniche decorazioni in casa sono quelle che ho lasciato dall'anno scorso, Roberto ha messo le lucine all'albero e lo ha posizionato sul poggiolo sopra la nostra porta d'ingresso. E' semplice ma mi piace molto.
L'albero che ho preparato io è con le medicine di Alessandro...


Ieri sera ha mangiato la minestra di carote e patate con il pollo che gli ho preparato, tutta senza fare storie... quando dopo cena ha dovuto prendere le pastiglie ha iniziato ad avere la nausea, ha voluto la vaschetta vicino, finché ha vomitato tutto, cena e medicine...

Forse ha mangiato troppo... era troppo debole. Due pacchetti di crackers nel pomeriggio...
Va beh... le medicine le prenderà domani.

E' tornato nel suo letto, nella sua camera, gli ho fatto l'iniezione di Eparina nel braccio (braccino, per trovare un po' di ciccia in cui inserire l'ago devo stringere tra pollice ed indice), mi sono fatta coraggio e gli ho fatto anche la peretta di Mesalazina (io che non gli mettevo nemmeno le suppostine di Uniplus quand'era piccolo), ha detto che non ha sentito niente... sono più brava degli infermieri.
Ho medicato tutti i tagli, messo la crema, riposizionato i cerotti.
Mi sono stesa un po' vicino a lui, poi mi ha detto di tornare nel mio letto.
Nella notte mi ha chiamata, non riusciva a dormire, sono andata nel suo letto, poi sono tornata nel mio. Poi mi ha chiamata ancora. Sono rientrata con lui.
"Mamma, mi abbracci?" e mentre lo faccio (non me lo ha MAI chiesto...anzi... è piuttosto schivo, come me, di solito abbraccia solo Roberto) continua "perchè gli abbracci rilasciano una sostanza che tranquillizza, ed è vero funziona. Mi dai un bacio?"
"Ma certo tesoro", e cerco di stringerlo senza fargli male, a sinistra ha ancora la ferita del drenaggio toracico, c'è il sacchetto, a destra c'è il cratere dell'altro drenaggio, in mezzo ci sono due tagli, e sul pube uno lunghissimo... Quanto è magro fra le mie braccia... solo ossa coperte di pelle.

Alle tre siamo andati in bagno a vuotare il sacchetto, poi è venuto un po' a letto con noi.
Poi è tornato nel suo letto...
Se chiude gli occhi vede brutte cose, io ho chiamato l'ambulanza, la testa è rimasta a casa, il corpo è andato all'ospedale... mostri, draghi, ... sente ancora l'effetto dell'anestesia.

E' stata una notte movimentata... ma non fa niente. Siamo a casa.

domenica 24 dicembre 2017

A casa

Gli ultimi giorni sono stati abbastanza tranquilli, abbiamo imparato abbastanza bene a gestire il sacchetto e la stomia, con le medicazioni non ci sono problemi, in casa abbiamo avuto interventi ed incidenti... e poi io volevo fare l'infermiera!, anche prima di Candy Candy...


Alessandro ha cominciato a mangiare, dopo il tè, la minestrina e l'omogeneizzato adesso è passato alla dieta normale, arrivano patate lesse (immangiabili), prosciutto cotto, arrosto...
Una mattina ha chiesto al Professor Nascimbeni se poteva mangiare qualcos'altro... lui gli ha domandato di cosa aveva proprio voglia...
"Pasta col tonno, Hamburger del Burger King, o pizza."
"Pasta con tonno o pizza sì, ma dubito che qui lo inseriscano nel menu..."
"Non c'è problema, li procuriamo noi" rispondo prontamente...
E così Alessandro oltre alle bistecchine di cavallo della nonna ha auto anche il suo pezzetto di pizza, ben cotto, solo pomodoro e olio...
L'ha mangiato di gusto.

I tempi dopo l'intervento per la dimissione erano di 5-9 giorni, il Professor Nascimbeni ha fatto in modo di farci festeggiare Natale a casa, sebbene sia domenica è qui al lavoro (ma non si ferma mai? sono nove giorni di fila che lo vediamo) e ci ha firmato la dimissione.
Alessandro deve camminare, bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, proseguire con la terapia.

Eliana ci ha riforniti di campionature di placche e sacchetti, lo spray protettivo, ho compilato e firmato moduli per riceverne altri... ci hanno dato alcune delle pastiglie che dovrà prendere nei prossimi giorni, le altre le prenderemo in farmacia, tre scatole di iniezioni di Eparina (un anticoagulante che previene trombi nelle persone allettate).

Dopo pranzo Roberto è venuto a prenderci e siamo tornati finalmente a casa, ai nostri letti, alla calma e alla tranquillità!
In cortile ci aspettava il comitato di benvenuto!, tutti fuori, mancava solo la banda...


Abbiamo aperto un panettone e brindato! Alessandro ha mangiato una banana e un pacchetto di crackers, poi un altro... ha fatto due passi in cortile con Greta, poi si è steso sul divano, ha coccolato Adil, il suo gatto...

Adesso è Natale, il nostro Gesù Bambino è arrivato. 
E' tutto finito.
E' a casa.



venerdì 22 dicembre 2017

Lo stavamo perdendo

Sto quasi per chiudere il negozio quando mi squilla il telefono, è la nostra dottoressa di base, quella che all'inizio di tutto ci aveva prescritto le pastiglie omeopatiche per i vermi...
Un mese fa l'avevo chiamata per avvisarla che Alessandro era stato ricoverato e quando fosse uscito saremmo andati da lei per la richiesta di invalidità.
Un paio di settimane fa mi aveva chiamato perché non ci aveva più visti e l'avevo informata del prolungarsi del ricovero, del peggioramento di Alessandro, dell'Infliximab...
Le avevo poi scritto un messaggio dopo l'intervento.

E' stata in ospedale, ha visto Alessandro, la Professoressa Ricci e la dottoressa Benini, il Professor Nascimbeni.
Si è fatta un quadro preciso della situazione.
Si complimenta con noi per come abbiamo assistito Alessandro, ma anche per come lo abbiamo cresciuto, per come ha saputo affrontare la malattia, l'intervento, le conseguenze.
Ed è la prima che chiaramente esprime a voce la gravità della situazione:
"Lo stavamo perdendo."

Già... perché anche se nessuno ce lo ha detto chiaro e tondo, negli ultimi giorni per me era chiarissimo che la situazione era degenerata... continuava ad andare indietro nonostante tutto quello che gli stavano facendo, tutti i parametri peggioravano...
La certezza l'ho avuta nella decisione del sabato mattina di intervenire già il giorno dopo, senza aspettare di "vedere" il lunedì o martedì cosa fare... se operare o anticipare la seconda dose di Infliximab...
Me ne sono accorta dagli occhi della Dottoressa Benini, che giravano di qua e di là mentre scuoteva la testa, o dalla manifesta impotenza della Professoressa Ricci...
Lo vedevo in tutto quel sangue e in quei frammenti nel wc e nei telini che gli cambiavo...
Nell'accettazione e nella rassegnazione di Alessandro...

Lo stavamo perdendo.
E invece no...
E grazie a tutte le preghiere e ai pensieri positivi di quanti ci conoscono e si sono preoccupati per noi.
Grazie ad Alessandra che la sera recita il Rosario coi suoi sette bambini, alle preghiere delle Suore di Clausura che ha contattato lei ma anche Lida, una mia cliente, alle preghiere dei gruppi di preghiera contattati da Barbara, ai due Rosari che dice la zia Marì, allo zio Frate che manda messaggi a tutti su Whatsapp e al suo Parroco che in Chiesa chiede preghiere per Alessandro... ai 120 bambini del Catechismo di Concesio...e a tutti quelli che mi sono dimenticata...
Grazie a tutti!

Non lo abbiamo perso, è qui con noi.

giovedì 21 dicembre 2017

La fragolina

La notte ci ha fatto ripiombare nell'incubo.
Eravamo in bagno, Alessandro è rimasto cinque minuti seduto sul water in attesa che uscisse il sangue, ce n'è ancora un po', soprattutto la notte dopo che hanno fatto la peretta di Mesalazina, quella andrà fatta ancora per un po', il retto non è guarito.

Si è alzato e gli ho fatto il bidet, abbiamo tirato su calzoni e il pannolone, già, perchè qui niente telini nei boxer... andiamo di pannoloni..., si è avvicinato al lavabo e abbiamo vuotato il sacchetto, per ora è ancora un liquido verde scuro, sono i liquidi intestinali ci hanno detto...
Richiuso, igienizzato il lavabo, buttato il guanto.

"Mamma, vedo tutto nero."
"Alessandro tranquillo, guarda avanti, non chiudere gli occhi...
Lo tengo da dietro e me lo trascino fino al water, mi siedo sopra con lui in braccio.
Non pesa niente. Adesso è 54 chili... saranno i due metri di colon... ma anche altri giorni di digiuno, di te e poi minestrina che non finisce nemmeno.
"Alessandro respira, respira. Non chiudere gli occhi."
E' un peso morto.
"Mamma, tira la corda".
Mi giro verso sinistra e tiro la cordicella sopra il bidet, lui l'aveva già vista... non gli sfugge mai niente.

Con calma arriva un'infermiera, lo so che dovevo aspettare, sono solo in due in tutto il reparto, è un'indecenza... come possono lavorare?
Arriva, mi aiuta a rimettere Alessandro a letto.
Va a prendere lo stetoscopio e gli misura la pressione: ha i battiti altissimi e la pressione piuttosto alta.
Ma è lo spavento, come le altre volte. Ormai non sono nuova a questi episodi, ma pensavo di essermeli lasciati alle spalle.

Alle sei e mezza arriva Eliana, sarà la stomaterapista di Alessandro, lo seguirà nella cura della sua stomia.
La sacchetta si è riempita troppo ed è fuoriuscita, il liquido verde scuro si è infilato sotto la schiena.
Alessandro dormiva e non se ne è accorto.
Ci mostra come staccare la placca, come pulire LA FRAGOLINA, come la chiama Marco, un altro infermiere, come applicare lo spray protettivo sulla pelle affinché non si irriti, soffiare per asciugare, modellare il foro sulla placca in base alla misura della sua fragolina, nel tempo si rimpicciolirà un poco, scaldare tra le mani l'adesivo perchè aderisca meglio, applicare sulla pelle asciutta, premere facendo attenzione ai clic la sacchetta, avvolgere il fondo e chiuderlo con lo strap, rivoltare come un calzino.
Sta facendo applicare la placca ad Alessandro quando ricade indietro sul letto:
"Mamma, mamma, vedo nero, il braccio non risponde più", in effetti il braccio è scoordinato, si muove da solo.
Ha di nuovo gli occhi all'indietro...
Paura.
Di nuovo.

Meno male passa in fretta.
Si riprende.

Quando più tardi lo aiutano ad alzarsi per mettersi in poltrona accade di nuovo.

Mangia Ale, mangia. Devi mangiare...

E' passato Marco, l'infermiere, Alessandro si fida molto di lui, gli piace, come quegli altri che abbiamo lasciato in Gastroenterologia.
Lui lo tranquillizza, gli dice di non aver paura del Professor Nascimbeni, di chiedergli tutto quello che vuole...
Gli ha dato il nome di un'applicazione che ha creato lui per Android, STOMAP.
Alessandro l'ha scaricata e sta imparando pian piano ome gestire la sua stomia, i vari tipi di sacchetti, l'alimentazione, i suoi diritti, le richieste all'Asl...

Sembra aver preso bene la sua fragolina... ogni poco si tira su la maglia del pigiama e controlla il sacchetto, se è ora di vuotarlo, di che colore e consistenza è l'interno...
Bene, durerà poco ma non deve odiarla.

* la fragolina è quel pezzo di intestino che esce sulla pancia per mezzo di un foro, viene "rivoltato" e da qui escono le feci, che poi sono raccolte dal "sacchetto", attaccato alla pelle per mezzo di una placca adesiva. E' più o meno come questa nel disegno, ha la consistenza dell'interno della nostra bocca, con lo stesso colore rosso vivo.